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8 Dicembre 2021
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VIDEO – Svizzera ’54, i tedeschi e le goleade

 

DI RUGGIERO ALBOREA – Ciao a tutti e ben ritrovati, pronti per un nuovo viaggio “A spasso nel tempo”? Il Foggia torna finalmente a vincere e convincere in quel di Castel Rigone, ridente borgo umbro a due passi dal Lago Trasimeno. Il risultato finale, 6-1 per i rossoneri, fa di questa partita la più ricca di gol nel campionato del Foggia; quindi ne approfitteremo per ricordare il Campionato del Mondo più ricco di gol nella storia del calcio, l’edizione che si svolse in Svizzera nel 1954: ben 140 gol in sole 26 partite, con una media di 5,4 marcature per ogni match!

I mondiali del 1954 furono i primi disputati in Europa dopo il termine della Seconda Guerra mondiale: la sede svizzera venne infatti scelta proprio perché – non toccata dal conflitto – garantiva stadi e infrastrutture in ottimo stato. Favorita d’obbligo era la grande Ungheria, la “squadra d’oro”, come venne soprannominata dopo la vittoria alle Olimpiadi di Helsinki nel 1952: forte di campioni come Puskas, Bozsik, Kocsis e Hidegkuti, era anche stata la prima squadra a sconfiggere gli inglesi sul sacro prato di Wembley. Nel primo turno l’Ungheria si qualifica agilmente, sconfiggendo 9-0 la Corea del Sud e 8-3 la Germania Ovest, seppur priva di diversi titolari. La stessa Germania, per qualificarsi alla fase successiva, deve quindi affrontare una gara di spareggio contro la Turchia, terminata con il punteggio di 7-2 in favore dei tedeschi dell’ovest. Nel girone 1 si qualificano il Brasile vice-campione del mondo, reduce dalla cocente delusione del Maracanã del 1950, e la Jugoslavia, mentre nel gruppo 3 passano i campioni in carica dell’Uruguay e l’Austria, entrambi a punteggio pieno.

Il gruppo 4, infine, è quello dell’Italia. La spedizione azzurra ha poca fortuna in terra elvetica: squadra divisa in clan con il blocco degli interisti opposto a quello della Fiorentina, una Commissione Tecnica che si affianca al C.T., il magiaro Lajos Czeizler, e un segretario della FIGC, Alberto Valentini, che cerca di imporre la sua formazione! Il risultato? Fuori al primo turno dopo una doppia sconfitta contro i padroni di casa della Svizzera, con la seconda gara valida come spareggio per aver concluso il girone in parità. L’altra qualificata del raggruppamento è l’Inghilterra, alla seconda partecipazione in un campionato del mondo dopo aver boicottato le tre edizioni degli anni ’30.

I quarti di finale sono quattro sfide epiche: l’Uruguay, deciso a confermare il titolo di 4 anni prima, supera in rimonta l’Inghilterra (4-2 il punteggio finale), mentre la Germania Ovest regola la Jugoslavia con un secco 2-0. A Losanna va in scena il derby delle Alpi, con la nazionale austriaca che sconfigge quella svizzera con un rocambolesco 7-5: è tuttora la partita con più gol nella storia dei mondiali. Infine tocca all’Ungheria, a Berna, infliggere l’ennesima delusione alla nazionale brasiliana: finisce 4-2 per i magiari, con i verdeoro che devono rinviare di un altro quadriennio – e la volta successiva non falliranno! – l’appuntamento con la storia. In semifinale l’Ungheria continua a mietere vittime come un rullo compressore: questa volta tocca all’Uruguay cedere il passo a seguito dell’ennesimo 4-2 grazie a una doppietta di Kocsis nei tempi supplementari; nell’altra sfida, disputata a Basilea, la Germania sconfigge in un altro derby mitteleuropeo l’Austria con un nettissimo 6-1.

Il match che assegna la quinta Coppa Rimet si disputa il 4 luglio 1954 al Wankdorfstadion di Berna e vede dunque affrontarsi l’Ungheria e la Germania Ovest, con i magiari nettamente favoriti. Manco a dirlo, dopo 6 minuti gli ungheresi sono già in vantaggio: un tiro di Czibor carambola su un difensore tedesco e finisce a Puskas, che di sinistro batte il portiere. Passano 3 minuti ed ecco il raddoppio: clamoroso errore difensivo dei tedeschi e rete di Czibor, che sembra indirizzare definitivamente la finalissima verso Budapest. E invece no, perché – tempo 9 minuti – la Germania Ovest azzera lo svantaggio: prima Morlock realizza in scivolata finalizzando un assist di Rahn, poi lo stesso Rahn pareggia sfruttando un’azione d’angolo e una errata uscita del portiere magiaro Grosics. Eppure l’Ungheria continua ad attaccare, recitando al meglio il ruolo di formazione più talentuosa e tecnicamente dotata del torneo, fermata solo dal portiere Turek e – quando anche Turek viene saltato da Puskas – dal difensore Kohlmeyer che salva sulla linea; come se non bastasse ci si mette anche la sfortuna, con Hidegkuti che colpisce il palo e Czibor la traversa. Quando mancano solo 6 minuti al termine, ancora Rahn raccoglie una respinta della difesa magiara, supera in dribbling Lorant e batte il portiere: Germania Ovest 3 – Ungheria 2! Nel finale, sospinta dalla forza della disperazione, la nazionale magiara riesce anche a pervenire al pareggio, all’89’ con Puskas, ma l’arbitro inglese Ling annulla per un fuorigioco che nessuna moviola potrà mai confermare né smentire. E’ finita, la nazionale più forte del mondo, la grande Ungheria, deve arrendersi alla malasorte ma anche alla caparbietà della Germania, che mai si è arresa anche quando la finale sembrava ormai decisa.

La finale dei mondiali raggiunta nel 1954 rappresenta il punto più alto della parabola calcistica ungherese. Eppure i magiari avrebbero potuto ben figurare anche nelle edizioni successive, se a Budapest, nell’ottobre del 1956, non fosse scoppiata una insurrezione contro il governo filo-sovietico; i moti furono sedati nel sangue e ben 250.000 ungheresi lasciarono la propria patria per trovare rifugio in Occidente: tra loro anche Sandor Kocsis, Zoltan Czibor e Ferenc Puskas, le stelle dell’Honved, che si trasferirono in Spagna. Per la Germania, al contrario, il “miracolo di Berna” rappresentò un momento di svolta in positivo nella storia nazionale: quando il triplice fischiò regalò ai ragazzi di Herberger il primo alloro mondiale, l’intero popolo tedesco festeggiò la prima affermazione di una squadra nazionale dopo il termine della guerra. Mentre Jules Rimet consegnava la coppa che portava il suo nome al capitano Fritz Walter, “Il canto dei tedeschi” risuonava nuovamente in pubblico dopo 9 anni: la Germania aveva finalmente un motivo per poter essere orgogliosa.

 

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