10.5 C
Foggia
27 Novembre 2021
Blog Il mio calcio libero

La sorpresa del Maracanã

RuggieroAlborea

[youtube url=”http://www.youtube.com/watch?v=7keEYLUYqOs”]

 

DI RUGGIERO ALBOREA – Ciao a tutti e bentornati nel blog che vi porta “A spasso nel tempo”! Questa settimana, purtroppo, il Foggia conferma il suo cattivo feeling con le partite in notturna e viene sconfitto dal Messina dell’ex Grassadonia. Il margine di punti sulla zona playout rimane comunque rassicurante in vista della trasferta di Ischia, ma è importante restare sempre concentrati per evitare inaspettate rimonte. Un po’ quello che successe al Brasile nei mondiali del 1950, quando sentiva di aver ormai raggiunto il traguardo e perse sul filo di lana. Quella che vi racconto oggi è la storia della più grande sorpresa nella storia dei Campionati del Mondo di calcio: è la rimonta dell’Uruguay sul Brasile nel match che ancora oggi, in portoghese, è ricordato come “O Maracanaço”.

I mondiali del 1950 sono i primi del dopoguerra e, dopo due edizioni in Europa (Italia 1934 e Francia 1938), tornano a disputarsi oltreoceano, in Brasile. Gli azzurri vengono da due vittorie consecutive ma sono decimati dalla tragedia di Superga del 1949 in cui scompare l’intera squadra del Torino, dominatrice in campionato e che costituiva l’ossatura della nazionale; il lungo viaggio in nave, 3 settimane per raggiungere San Paolo da Napoli, sfianca gli azzurri che escono al primo turno, eliminati dalla Svezia. Superano il girone iniziale anche il Brasile padrone di casa, l’Uruguay già campione nel 1930 e la Spagna che elimina a sorpresa i “maestri” inglesi; per la prima volta nella storia del mondiali, però, non è prevista la disputa di semifinali e finale, ma un girone a 4, con la prima classificata proclamata Campione del Mondo. Nelle prime due partite il Brasile sconfigge agilmente Svezia e Spagna segnando ben 13 gol, mentre l’Uruguay pareggia con la Spagna e vince in rimonta sulla Svezia, giungendo all’ultima partita contro il Brasile – di fatto una finale – staccato di una lunghezza dai padroni di casa.

Per il Brasile, inteso come nazione e non come squadra di calcio, è un momento importante. La nazionale, in tutti i paesi sudamericani, è vista quasi come un’istituzione e il fatto che la Seleção non abbia vinto ancora un mondiale è una grave mancanza per il popolo brasiliano. Nei mondiali del 1930 e del 1934 il Brasile era stato eliminato al primo turno, mentre negli ultimi campionati disputati, nel 1938 in Francia, era stata l’Italia di Pozzo a far fuori i sudamericani; nella semifinale di Marsiglia il Brasile, talmente sicuro della qualificazione da avere già comprato i biglietti aerei per Parigi, era stato infatti sconfitto per 2-1. Nel 1950 i brasiliani potevano contare sul tifo di un’intera nazione e l’idea del fallimento non era contemplata: prima dell’ultimo match erano già state vendute oltre 500.000 magliette con la scritta “Brasile campione 1950” mentre i quotidiani titolavano “Il Brasile vincerà” e “La coppa sarà nostra”.

Lo stadio designato per la finale è il nuovissimo impianto di Rio de Janeiro, costruito appositamente per i mondiali e inaugurato appena un mese prima; anni dopo verrà intitolato al giornalista Mario Filho, ma è tuttora noto con il nome del quartiere che lo ospita: Maracanã. Il 16 luglio 1950 200.000 spettatori (record di tutti i tempi per una partita di calcio), tutti sostenitori del Brasile, affollano lo stadio fluminense pronti a incitare i propri eroi; ai padroni di casa è sufficiente un pareggio per chiudere in testa il girone finale e laurearsi campioni del mondo. Entrambe le squadre si affrontano a viso aperto, ma è il Brasile a rendersi pericoloso per primo con Zizinho; poi Schiaffino e Moran falliscono due facili occasioni e il centravanti uruguayano Miguez coglie la traversa, dimostrando che la Celeste non ci sta a recitare il ruolo di sparring partner. A inizio ripresa arriva il vantaggio brasiliano con Friaça, che sfrutta una bella manovra di Zizinho e Jair oltre che un errore del portiere avversario Maspoli. Con 200.000 tifosi contro e sotto di una rete, l’Uruguay non si scompone e, anzi, continua con determinazione la sua partita, anche grazie alla carica infusa dal capitano Obdulio Varela. Il Brasile, anziché controllare, si spinge ancora di più all’attacco, lasciando spazio al contropiede avversario: Schiaffino trova così il gol del pari al 66′ su passaggio di Ghiggia e dopo altri 13 minuti è proprio lo stesso Ghiggia a trafiggere per la seconda volta, sul suo palo, il portiere brasiliano Barbosa. L’impresa è compiuta e il forcing brasiliano porta solo a numerosi calci d’angolo senza conseguenze: l’Uruguay è Campione del Mondo per la seconda volta nella sua storia.

Quello che accade nel dopopartita è drammatico: alcuni spettatori si gettano dagli spalti mentre in tutto il Brasile decine di persone si tolgono la vita. La sontuosa premiazione dei padroni di casa, prevista e organizzata da tempo, salta e lo stesso Presidente FIFA Jules Rimet non riesce a congratularsi con il capitano uruguayano Varela poiché aveva preparato un solo discorso di premiazione, ovviamente in portoghese, parlato in Brasile ma non in Uruguay. In un assordante silenzio i calciatori uruguayani sollevano il trofeo mondiale prima di tornare negli spogliatoi, forse non del tutto consapevoli di aver realizzato un’impresa che rimarrà nella storia del calcio.

Schiaffino e Ghiggia, gli eroi del match, si trasferiranno qualche anno dopo in Italia, al Milan e alla Roma, saranno naturalizzati e giocheranno in nazionale come “oriundi”; il capitano dell’Uruguay Varela verrà perfino celebrato, diversi anni dopo, in un fortunato racconto di Osvaldo Soriano. Per i brasiliani, invece, la storia va diversamente: l’allenatore Flavio Costa è costretto a fuggire in Portogallo e potrà tornare ad allenare nuovamente la nazionale solo 5 anni dopo, mentre Moacir Barbosa, il portiere, verrà accusato per tutta la vita di essere il principale responsabile della sconfitta. Il disastro del Maracanã determina inoltre un altro evento storico per il calcio brasiliano: fino al 16 luglio 1950 la nazionale indossava una divisa bianca con colletto blu; questa divisa non verrà mai più indossata e, a partire dai successivi mondiali del 1954, i brasiliani diventeranno i “verde-oro”, con la nuova maglietta gialla e il colletto verde, così come la conosciamo oggi.

Lo stadio Maracanã è diventato uno degli impianti più famosi del mondo: qui Pelè ha segnato il suo millesimo gol, Frank Sinatra ha cantato davanti a 180.000 persone e Papa Giovanni Paolo II ha celebrato due Messe. Oggi è stato ristrutturato e ospita ancora partite di calcio. L’estate prossima il Brasile organizzerà nuovamente, dopo 64 anni, il mondiale: la finale non potrà che disputarsi proprio qui!

 

 

Potrebbero interessarti:

I voti del week-end sportivo ed “Una Buona Parola per Tutti”

La Redazione

Foggia Calcio, l’importanza di chiamarsi “Satanelli”

Domenico Carella

Sciopero si, sciopero no. Lega pro nel caos

Domenico Carella