1978: i mondiali della vergogna

1978: i mondiali della vergogna


RuggieroAlborea 

DI RUGGIERO ALBOREA – Ciao a tutti, si arresta il cammino del Foggia, fermato ad Aversa dopo una lunga serie di risultati positivi. I rossoneri di mister Padalino si arrendono 3-1 alla squadra campana, di fronte a un arbitraggio a dir poco “casalingo”. Oggi andremo “A spasso nel tempo” per raccontare di un Campionato del Mondo disputato dall’altra parte del globo, con la squadra di casa che doveva vincere e vinse, di una finale terminata 3-1 con qualche errore arbitrale di troppo e un regime militare che utilizzò la vittoria come una bandiera e una legittimazione di fronte al mondo: questi sono i mondiali del 1978, disputati in Argentina; questa è la storia della finale disputata fra i padroni di casa e l’Olanda di Ernst Happel e il calcio totale.

Dal 24 marzo 1976, in Argentina è al potere una feroce dittatura di estrema destra. A capo del paese vi sono i generali Agosti, Massera e Videla; quest’ultimo dal 29 marzo ha assunto il titolo di “presidente a vita”. Con l’insediamento della giunta militare erano state sospese le libertà civili e sindacali ed era iniziata una violenta repressione degli oppositori del regime. Molti di loro furono letteralmente “fatti scomparire”: erano i desaparecidos, uomini e donne sequestrati, torturati e uccisi, talvolta gettati ancora vivi nell’Oceano Atlantico o nel Rio de la Plata. L’organizzazione del mondiale era stata affidata al paese sudamericano molti anni prima, ma giunge come un regalo inaspettato per Videla, che ha così la possibilità di incrementare il proprio consenso non solo in Argentina, ma in tutto il pianeta. E in effetti le blande ipotesi di boicottaggio, da parte di Svezia, Francia e Olanda, terminano con un nulla di fatto e tutte le nazionali qualificate si presentano regolarmente al via dell’undicesimo Campionato del Mondo di calcio.

Tra le favorite spicca sicuramente la squadra di casa, l’Albiceleste, che non ha ancora vinto un titolo mondiale e si presenta ai nastri di partenza con Ardiles, Kempes e Passarella, guidata dall’allenatore Menotti. Poi i campioni in carica della Germania Ovest, il Brasile di Zico e Rivelino, la Francia di Platini e la rinnovata Italia allenata da Enzo Bearzot. E infine l’Olanda, già finalista 4 anni prima e guidata da Ernst Happel, seppur priva di Johan Cruijff, che aveva abbandonato la nazionale in seguito a un tentato sequestro di persona subito a Barcellona.

Proprio l’Olanda è la prima squadra a raggiungere la finale: dopo aver superato il primo turno (raggruppamento con Perù, Iran e Scozia), gli orange vincono il girone di semifinale battendo l’Austria, pareggiando con i tedeschi dell’ovest e sconfiggendo nel match decisivo l’Italia (determinanti 2 gol da fuori area realizzati da Brandts e Haan). Sua avversaria in finale sarà l’Argentina. Ma se nel primo turno i padroni di casa passano agevolmente sconfiggendo Ungheria e Francia e cedendo solo all’Italia, nella seconda fase si trovano di fronte i brasiliani rivali di sempre, in un girone composto anche da Perù e Polonia. Nella prima giornata il Brasile batte il Perù 3-0, mentre l’Argentina supera Boniek e compagni per 2-0; il 18 giugno, a Rosario, lo scontro diretto termina 0-0. 3 giorni dopo, il Brasile supera anche la Polonia per 3-1, ma l’Argentina ha il vantaggio di giocare quando la partita dei verdeoro è già terminata e di sapere con che risultato sarà costretta a vincere: per superare il turno dovrà sconfiggere il Perù già eliminato con almeno 4 gol di scarto. Il 21 giugno, allo Stadio Gigante de Arroyito di Rosario va in scena quella che verrà chiamata “marmelada peruana”, la marmellata peruviana, che noi tradurremmo semplicemente con “biscotto”: il portiere del Perù Quiroga, argentino di Rosario naturalizzato peruviano solo 1 anno prima, incassa 6 reti e l’Albiceleste vola in finale.

Il 25 giugno 1978 72.000 spettatori accolgono Argentina e Olanda al loro ingresso in campo allo Stadio Monumental di Buenos Aires, casa del River Plate; tra loro anche il dittatore Videla. L’arbitro è l’italiano Sergio Gonella. I primi minuti vedono le 2 formazioni affrontarsi duramente con il fischietto italiano condizionato dal pubblico di casa: addirittura non viene punita una gomitata del capitano argentino Passarella che fece saltare 2 denti a Neeskens. L’Olanda fa possesso palla ma non riesce a passare, al contrario dell’Argentina che al 38′ apre le marcature con un bel diagonale di Mario Kempes. Nella ripresa i tulipani tentano il tutto per tutto senza riuscire però a sfiorare il pareggio. Ma, proprio quando l’incontro sembra ormai indirizzato verso la vittoria argentina, un errore difensivo dei padroni di casa permette a Nanninga di battere Fillol e riportare il match in parità, nel silenzio attonito del Monumental. Poi, 15 secondi dopo il 90′, Rob Rensenbrink ha il suo appuntamento con la storia del calcio. Il numero 12 olandese, fino a quel momento capocannoniere del mondiale, anticipa il portiere sudamericano in uscita e spinge il pallone verso la porta argentina; l’Olanda è a un soffio dal trionfo, Rensenbrink a un passo dalla definitiva consacrazione internazionale…ma la sfera colpisce incredibilmente il palo e termina la sua corsa oltre la linea di fondo. Forse un segno del destino: nei supplementari Kempes prima e Bertoni poi realizzano i 2 gol che affondano i tulipani e regalano il primo storico trionfo all’Albiceleste di Cesar Luis Menotti. Esulta il popolo argentino, esulta anche il regime militare, come immortalato dalla fotografia di Gallego e Passarella che consegnano la coppa a Videla.

Il regime dittatoriale in Argentina ebbe termine solo 5 anni dopo i mondiali del ’78, con le libere elezioni del 10 dicembre 1983. Sotto la sanguinaria dittatura della giunta militare perirono 2.300 persone, mentre i desaparecidos che non fecero mai ritorno a casa furono oltre 30.000; molti dei responsabili, dopo una iniziale condanna, vennero rilasciati in seguito a un indulto nel 1989. Jorge Rafael Videla, invece, venne nuovamente incriminato e condannato per crimini contro l’umanità e il genocidio dei desaparecidos; è morto in carcere il 17 maggio 2013.

L’Argentina, nonostante gli aiuti arbitrali e la presunta combine col Perù, era davvero un’ottima nazionale e lo dimostrerà negli anni a venire, quando l’esplosione del fenomeno Maradona consegnerà loro un altro mondiale, nel 1986 in Messico. Rob Rensenbrink non si è mai ripreso da quel palo al 91′ e, dopo essersi ritirato, non ha più voluto sentir parlare di calcio, rendendosi addirittura introvabile dagli emissari della FIFA che volevano invitarlo alla finale dei mondiali sudafricani. L’Olanda, infine, dovrà aspettare altri 10 anni prima di ottenere il successo internazionale agli Europei 1988, mentre nel 2010 la terza finale nei Campionati del Mondo coinciderà con la terza sconfitta della loro storia, ancora una volta ai tempi supplementari.

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